Amianto, l’Europa chiarisce l’attuazione della Direttiva 2023/2668: pubblicato il documento operativo

L’Europa chiede attuazione immediata: con lo Sportello Amianto Nazionale l’Italia è già pronta

L’amianto non è più, e forse non è mai stato solo, il problema delle grandi fabbriche dismesse e dei siti industriali storici. È questo il messaggio più rilevante che emerge dal nuovo indirizzo europeo in materia di salute e sicurezza sul lavoro ben espresso nel documento “COMMUNICATION FROM THE COMMISSION on supporting the implementation of Directive 2009/148/EC on the protection of workers from the risks related to exposure to asbestos at work as amended by Directive 2023/2668” che pubblichiamo integralmente.

A oltre trent’anni dal bando, l’Unione europea prende atto di una realtà ormai consolidata per altro confermata anche negli “Atti Ufficiali dell’Asbestos International Forum 2025” appena concluso: la curva dei decessi asbesto-correlati non accenna a diminuire e il rischio si è spostato, silenziosamente, nei luoghi della quotidianità.

La risposta europea segna un cambio di paradigma: non più una lettura confinata al passato industriale, ma un’estensione chiara delle categorie di lavoratori esposti, includendo ampie fasce di operatori che oggi entrano in contatto con l’amianto senza averne piena consapevolezza.

Le nuove categorie di esposti: il rischio diffuso e inconsapevole

Accanto ai lavoratori storicamente riconosciuti, addetti alle bonifiche e alla rimozione il documento europeo amplia il perimetro della tutela includendo:

  • operai edili, manutentori e artigiani impegnati in ristrutturazioni e demolizioni;

  • tecnici di impianti elettrici, idraulici, termici ed energetici;

  • addetti alla gestione e movimentazione dei rifiuti da costruzione e demolizione;

  • personale operante in edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici, infrastrutture);

  • professionisti tecnici (geometri, periti, ispettori, progettisti) che accedono regolarmente a cantieri e immobili esistenti.

Si tratta di lavoratori che non “lavorano sull’amianto”, ma lavorano in ambienti che lo contengono, spesso senza strumenti adeguati di valutazione, informazione e prevenzione. Il documento “indica” nuove categorie ma nel processo disegnato dalla nuova direttiva non ne esclude altre, ponendo obblighi precisi al controllo per ogni datore di lavoro. Ed è qui che l’Europa, ridisegnando il paradigma, individua una delle principali falle dei sistemi nazionali: l’assenza di una informazione strutturata, continuativa e accessibile.

Informazione e qualificazione: il nodo che l’Europa affida agli Stati e che l’Italia già integrerebbe in piena linea con i dettami comunitari, con lo Sportello Amianto Nazionale

Il documento comunitario è chiaro: l’estensione delle categorie di esposti rende indispensabile rafforzare non solo i limiti e i controlli all’ esposizione, ma soprattutto i sistemi di informazione, formazione e qualificazione professionale. Senza questi elementi, il riconoscimento formale del rischio resta inefficace.

In questo contesto l’Italia si pone come precursore grazie a un sistema di cooperazione pubblico privato e si colloca in modo complementare e coerente attraverso l’esperienza dello Sportello Amianto Nazionale, che da anni opera proprio su quel terreno che l’Europa oggi indica come prioritario:
l’informazione organica e multidisciplinare al cittadino, alle imprese e ai lavoratori pubblici e privati sulla gestione del rischio amianto.

La qualificazione delle professioni come risposta strutturale

Uno dei pilastri dell’approccio europeo è la professionalizzazione delle figure coinvolte nella gestione del rischio. In questa direzione si inserisce il lavoro già svolto in Italia sul piano della qualificazione delle competenze, come nel caso della figura del Responsabile del Rischio Amianto (RRA), definita attraverso la Prassi di Riferimento UNI/PdR 152.2.

Un modello che supera l’improvvisazione e introduce criteri minimi di competenza, responsabilità e aggiornamento continuo, affiancato dallo sviluppo di registri delle professioni  che anche in questo caso lo Sportello Amianto Nazionale determina come requisito necessario di pubblicità in collaborazione con Accredia, per garantire trasparenza, tracciabilità e affidabilità delle figure operative.

Questo approccio risponde in modo diretto a una delle richieste chiave dell’Unione europea: non basta riconoscere nuovi esposti, occorre sapere chi è competente a gestire il rischio.

Formazione strutturata e accessibile

Il documento europeo sottolinea inoltre la centralità della formazione come strumento di prevenzione primaria. In questa cornice si inserisce l’Accademia di formazione per la gestione del rischio amianto, costituita dallo Sportello Amianto Nazionale in collaborazione con UNI e Accredia, pensata come infrastruttura permanente a servizio di:

  • lavoratori pubblici e privati che già da anni propone un catalogo su misura, costruito proprio sui nuovi criteri ufficiali della Comunità Europea;

  • tecnici e professionisti;

  • amministratori locali;

  • imprese coinvolte in attività su edifici e infrastrutture esistenti.

Un modello, quello dello Sportello Amianto Nazionale che risponde all’esigenza europea di rendere la prevenzione sistematica e non episodica, superando la logica dell’intervento emergenziale.

Governance e coordinamento: la spinta verso il Tavolo interistituzionale

Infine, il documento comunitario richiama con forza la necessità di una governance integrata tra lavoro, sanità, ambiente e sicurezza. Un principio che trova riscontro nella spinta, maturata negli ultimi anni, grazie all’intervento dello Sportello Amianto Nazionale, verso la ricostituzione del Tavolo Interistituzionale Amianto, quale luogo di sintesi, coordinamento e indirizzo delle politiche pubbliche.

Un tavolo che consente di trasformare gli indirizzi europei in azioni concrete, evitando frammentazioni normative e operative, e valorizzando le esperienze già attive sul territorio.

 

“Lo Sportello Amianto Nazionale è concepito per aiutare l’Italia. Abbiamo ampiamente dimostrato allo Stato che noi siamo già pronti ad essere il driver di un sistema complementare alle richieste europee”

Il messaggio che emerge è chiaro dichiara Fabrizio Protti Presidente dello Sportello Amianto Nazionale:  l’Europa non chiede solo nuove norme, ma sistemi funzionanti. Informazione, formazione, qualificazione delle competenze e coordinamento istituzionale non sono elementi accessori, ma condizioni necessarie per rendere effettiva la tutela dei nuovi esposti.

In questo scenario, lo Sportello Amianto Nazionale non si pone come alternativa alle politiche pubbliche, ma come strumento complementare, capace di tradurre gli indirizzi europei in pratiche operative quotidiane, rendendo visibile e gestibile un rischio che, altrimenti, resterebbe nascosto fino a manifestarsi nelle statistiche dei decessi.

Abbiamo costruito il nostro percorso di performance al fianco dello Stato con questa visione già a partire dal 2021, quando siamo stati chiamati, dalla Comunità Europea, a partecipare, tra i cento stakeholder qualificati a livello europeo, alla fase di elaborazione in bozza del testo della nuova direttiva.

Oggi possiamo affermarlo con chiarezza e con orgoglio: se l’Italia vorrà proseguire insieme a noi su questo percorso, non dovrà interrogarsi su come dare attuazione agli indirizzi europei.
Il sistema è già presente, operativo e strutturato.

L’Italia c’è, ed è nelle condizioni di porsi come modello di riferimento per tutta l’Europa nella gestione del rischio amianto, nella tutela dei lavoratori e nella protezione della salute pubblica

Enquire now

Give us a call or fill in the form below and we will contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.